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North Sentinel: isola della morte o patrimonio da preservare?

La notizia della morte di John Allen Chau, missionario americano ucciso a colpi di frecce lo scorso 17 Novembre, ha fatto il giro del mondo. L’uomo si era recato sull’isola di North Sentinel, un territorio “pericoloso”, situato nell’arcipelago indiano delle Andamane, dove vive una tribù che ha deciso di isolarsi dal mondo civilizzato. Lo scopo della visita era quello di convertire gli ostili sentinelesi al cristianesimo ma questa decisione è stata fatale all’uomo.

sentinelesi uccidono missionario

 

Quanto avvenuto ha riaperto, tuttavia, il dibattito circa l’effettiva necessità di avere contatti con popolo che non desidera rapportarsi con altre persone e che difende le proprie tradizioni e origini con le unghie e con i denti, anche a costo di uccidere “l’invasore”. Lo stesso governo indiano ha deciso di rispettare la volontà degli abitanti di North Sentinel, vietando l’accesso all’isola oltre che ogni tipo di interferenza con il modo di vivere degli indigeni. D’altronde, in un’epoca dove progresso e tecnologia la fanno da padrone, diventa sempre più importante mantenere gli equilibri verso le poche tribù rimaste fedeli alle proprie origini.

Un altro aspetto da considerare è che, isolandosi dal resto del mondo, i sentinelesi hanno difese immunitarie molto basse tanto che, persino un banalissimo raffreddore, può diventare letale. Un esempio di questo si ha già avuto nel 1880 quando una spedizione governativa, catturò quattro abitanti di North Sentinel a scopi di studio. Gli indigeni furono portati a Port Blair ma i due membri anziani della tribù non sopravvissero mentre i due bambini iniziarono a mostrare problemi di salute. A quel punto furono riportati sull’isola e l’esperimento terminò. Da allora ci sono stati altri tentativi di contatto e studio ma sempre dalla distanza, eccezion fatta per la spedizione del 1991 quando Pandit, studioso di antropologia, riuscì a stabilire un contatto pacifico con i sentinelesi, offrendo loro in dono noci di cocco e altri beni. Anche in questo caso, nonostante l’esito positivo della spedizione, non ci furono seguiti.

 

 

Il nostro parere è che, anche se i modi degli indigeni di North Sentinel Island possono apparire drastici e violenti, queste tribù negli anni hanno subito invasioni e decimazioni da parte “dell’uomo portatore di civiltà e cultura”, sviluppando di conseguenza un istinto di sopravvivenza e preservazione della propria razza molto forte. Pensare di cambiare la cultura di questa popolazione, come nel caso di John Allen Chau, per quanto spinti da buoni propositi, è sbagliato e può portare a conseguenze negative, come in questo caso. La civiltà vuol dire anche saper rispettare gli stili di vita e le idee altrui senza cercare di imporre le proprie a chi non vuole cambiare. Quando si giudicano i modi aggressivi dei sentinelesi o di altre tribù dobbiamo ricordarci, come scrisse Rousseau, che ‘la libertà si può acquistare, ma non la si recupera mai’.

 

 

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